Social scatenati con la sinistra che non vota il Codice Rosso. E Boldrini fa un video: “Ecco perché mi sono astenuta”


SOCIAL scatenati e polemici con la sinistra che non ha votato – si è astenuta – il Codice Rosso, il provvedimento contro la violenza sulle donne e il revenge porn.

Le misure sono diventate legge con il via libero definitivo del Senato, dopo che ad aprile erano passate a Montecitorio. Laura Boldrini, l’ex presidente della Camera ora deputata di Leu, in prima linea nelle battaglie femminili e femministe, viene chiamata in causa per non avere detto sì tre mesi fa al Codice Rosso e per avere sostenuto stavolta  la linea dell’astensione.

Boldrini ha così preparato un video in cui spiega le ragioni del dissenso. Ma lo fa con un collage di giudizi negativi espressi da chi è in prima linea nella lotta contra la violenza sulle donne, ovvero associazioni e personalità. A cominciare da quello di Raffaella Palladino, presidente di DiRe, la rete nazionale antiviolenza: “Non si investe un euro per la formazione delle forze dell’ordine e del personale necessario…”.

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La commissione del Csm giudica negativamente il termine “troppo rigido” dei tre giorni entro cui il pm deve ascoltare la donna che ha denunciato la violenza. Valeria Valente presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio mette l’accento sul fatto che non sono state stanziate risorse. Elisa Ercoli di Differenza donna, l’associazione che gestisce la rete dei centri antiviolenza, ribadisce che “si ignora l’urgenza di una strategia di cambiamento culturale”. Voci, conclude Boldrini, che non si possono ignorare perché appartengono a chi si occupa ogni giorno delle vittime di violenza.
 


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