Sonda Cassini, materiale organico e striature dall’impatto con gli anelli di Saturno


ROMA –  La sonda Cassini, frutto di una collaborazione tra Nasa, Esa e Asi, non smette di sorprenderci. E ci fornisce ancora una volta una vista senza pari sul sistema di Saturno, grazie all’analisi dei dati raccolti dai suoi strumenti durante le fasi finali della missione e prima del fatale tuffo nell’atmosfera del sesto pianeta del Sistema solare avvenuto il 15 settembre 2017. Al centro dello studio, pubblicato oggi sulla rivista Science e guidato da Matthew S. Tiscareno del Seti Institute, ci sono le proprietà spettrali (cioè la composizione chimica) degli anelli principali attorno al gigante gassoso e la loro struttura (cioè il processo che li ha modellati coinvolgendo le diverse masse che orbitano nel sistema saturniano, dalle lune agli impattatori). Dalle immagini emergono dettagli senza precedenti, come i colori, la chimica e la temperatura risolti attraverso gli anelli D, C, B, la divisione di Cassini, A ed F in ordine di distanza da Saturno.

Da queste strutture composte in prevalenza da ghiaccio d’acqua, i ricercatori possono apprendere molto sui processi e sulle dinamiche attraverso i quali il sistema è evoluto, dalla sua formazione a oggi. Nel team di ricercatori coinvolti, anche Gianrico Filacchione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Roma.  Per la raccolta dei dati spettrali, il gruppo ha utilizzato, tra gli altri strumenti, lo spettrometro Vims (Visual and Infrared Mapping Spectrometer), per il quale l’Agenzia Spaziale Italiana ha fornito il canale visibile, che ha potuto osservare gli anelli con risoluzioni spaziali senza precedenti (fino a 20-30 km per pixel) permettendo di investigare le variazioni di composizione insieme alle immagini ottenute dalla camera (risoluzione di 3 km per pixel).

L’Asi ha inoltre sviluppato, per la sonda Huygens, lo strumento HASI che ha misurato le proprietà fisiche dell’atmosfera e della superficie di Titano. Filacchione spiega i risultati: “In generale abbiamo osservato che gli assorbimenti del ghiaccio d’acqua nell’infrarosso e la slope spettrale in luce visibile sono strettamente correlati con la profondità ottica: le zone più dense degli anelli appaiono più ricche di ghiaccio d’acqua e di contaminanti, e sono generalmente più fredde. Pur essendo dominati entrambi dal ghiaccio d’acqua, lo spettro degli anelli appare molto più arrossato di quello dei satelliti ghiacciati di Saturno per via della maggiore concentrazione di contaminanti”.

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