Stramba, la start-up per la vela del futuro con la randa da aereo a “U” rovesciata – Repubblica.it


MILANO – Nome in codice del progetto: Stramba. Contenuto: una nuova vela “rivoluzionaria”, in grado di cambiare aspetto e performance delle barche da regata e da diporto. Fondi a disposizione: per ora un milione di euro, ma con la fila di candidati – assicurano gli “inventori” – pronti a mettere nuova liquidità per lo studio e il lancio della vela ad arco del futuro. Debutto in acqua: estate 2019, quando la prima barca di 15 metri armata con l’invenzione di “Stramba”, la start-up che sta dietro all’idea, uscirà dal cantiere Zuanelli sul lago di Garda dove è in costruzione e isserà il primo modello della vela sperimentale per capire se i sogni disegnati su carta possono essere davvero realtà.

Il papà di questa avventura è il 46enne riccionese Davide Mingucci, velista per passione, laurea umanistica nel cassetto. E tutto è iniziato un po’ per caso, quando da appassionato di surf ha iniziato a disegnare quasi per diletto prototipi di vele che fossero in grado di far camminare più forte la tavola. Il gioco – fatto di modellini provati in vasca da bagno con il ventilatore a simulare la tramontana – è diventato presto una cosa seria. L’idea della vela ad arco ha preso forma e brevetto, è stata promossa e migliorata da Alfredo Liverani – professore dell’università di Bologna (che ha collaborato anche con Luna Rossa) – e oggi è a un passo dal decollo.

Decollo, trattandosi di stramba, è la parola giusta. La super-vela (o aspirante tale) è ispirata infatti allo studio del profilo alare degli aerei. La novità però è il suo funzionamento. Non si issa su un albero tradizionale piantato in mezzo al ponte dello scafo, ma corre su una struttura a “U” rovesciata appoggiata sui bordi. Quando si vira (o si stramba, appunto) la vela corre lungo l’albero, passa in alto sulla testa dell’equipaggio e scende dalla parte opposta della “U”. I vantaggi? Si libera abitabilità sul ponte della barca, non si rischiano colpi di boma in testa e – dicono i progettisti – si guadagnano propulsione e velocità. Se sarà un successo destinato a cambiare la storia della nautica – come si augurano i suoi finanziatori – o se rimarrà solo un’idea stramba lo diranno i test in acqua della prossima estate.

 

 

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Mario CalabresiSostieni il giornalismo
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