Superbatterio New Delhi, per l’Iss va alzato il livello di attenzione


ROMA – La situazione che si sta verificando in Toscana con la diffusione del superbatterio New Delhi, una variante particolarmente resistente della Klebsiella pneumonie, “è nuova per il nostro Paese e si presenta come un ampio e persistente fenomeno epidemico che coinvolge diverse strutture sanitarie, con un alto numero di pazienti colonizzati o infetti”. E’ quanto rilevano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) in una nota, specificando come ciò comporti “la necessità di elevare il livello di attenzione nel Paese”.

Le infezioni da Klebsiella pneumoniae resistenti ai carbapenemi (antibiotici cosiddetti di ultima risorsa, perché indicati quando i più comuni falliscono) rappresentano già da molti anni uno dei principali problemi legati alle infezioni correlate all’assistenza e che colpiscono soprattutto persone anziane o sottoposte a procedure medico-chirurgiche invasive. Vi sono diversi i ceppi di K. pneumoniae, e uno di questi produce l’enzima NDM (New Delhi metallo-betalattamasi), scoperto per la prima volta in un paziente svedese di ritorno da Nuova Delhi.

I dati della sorveglianza nazionale coordinata da Iss, in linea con i dati forniti dalla regione Toscana, evidenziano, “a partire dal secondo semestre 2018, un aumento significativo delle batteriemie da ceppi che producono NDM in questa regione”. Tra gennaio 2014 e agosto 2019 in Italia sono stati segnalati 53 casi di infezioni da superbatterio New Delhi, di cui 38 solo negli ultimi 12 mesi. Di questi 38 la maggior parte (30) provengono da strutture ospedaliere della regione Toscana. Una situazione ben diversa da quanto accadeva negli anni passati, quando questi batteri venivano “identificati sporadicamente in Italia, in genere introdotti da pazienti che avevano viaggiato all’estero, provocando focolai di limitate dimensioni e rapidamente controllati”.


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Carlo Verdelli
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