Tangenti e arresti in Lombardia, il governatore Fontana indagato per abuso d’ufficio su un incarico all’ex socio di studio


Un “sistema feudale”, “uno spettacolo disarmante”. Le carte dell’inchiesta piombata su Milano e sulla Lombardia in piena campagna elettorale disegnano un quadro che investigatori, procura e gip di Milano descrivono così. Ci sono stati 28 arresti – 12 in carcere, 16 ai domiciliari -, 15 misure come l’obbligo di firma o di dimora, 95 indagati in tutto. Tra gli indagati, ma per abuso d’ufficio, adesso c’è anche il governatore Attilio Fontana: la procura gli ha inviato un invito a comparire. L’episodio contestato è quello la nomina del suo ‘socio di studiò Luca Marsico (Fontana è avvocato) a un incarico in Regione Lombardia. Marsico era stato candidato alle Regionali ma non eletto, così Gioacchino Caianello, ex coordinatore di Forza Italia a Varese arrestato, si sarebbe speso per ‘ricollocarlo’, proponendo a Fontana di nominare una terza persona alla Direzione formazione della Regione in cambio di consulenze a Marsico. Fontana aveva declinato la proposta, pur senza denunciarla (ed ecco perché risultava ‘parte offesà in un tentativo di istigazione alla corruzione) ma successivamente il governatore avrebbe proposto autonomamente alla giunta regionale di nominare Marsico tra i membri esterni di un ‘Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici’, un incarico che frutta 11.500 euro l’anno e 180 euro a seduta.
 

Il governatore Fontana indagato per abuso d’ufficio

Secondo i pm Attilio Fontana, facendo nominare con una delibera il suo ex socio di studio Luca Marsico al Nucleo di valutazione degli investimenti della Regione, avrebbe violato il principio di imparzialità perché quel posto non era di nomina ‘fiduciarià ma si trattava di un incarico che era passato per un avviso pubblico a cui hanno partecipato circa 60 persone. La seconda violazione attiene allo stesso Marsico, il quale avrebbe dovuto astenersi dal partecipare alla procedura perché in conflitto di interesse in quanto socio di studio, anche se, prima delle elezioni che hanno ‘incoronato’ Fontana, aveva ceduto le quote alla figlia. Le accuse vengono spiegate nell’invito a comparire inviato a Fontana dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dai pm Adriano Scudieri, Silvia Bonardi e Luigi Furno.
Fontana è stato convocato per lunedì 13 maggio, ma non è obbligato a presentarsi e a farsi interrogare. Lui e il suo legale, l’avvocato Jacopo Pensa, valuteranno l’opportunità di presentarsi in questa fase dell’inchiesta.

La reazione di Fontana: “Risponderò puntualmente ai pm”

“Ho preso atto dell’invito a comparire. Mi rasserena il fatto che non sia stata accertata alcuna violazione della procedura di nomina che è all’attenzione dei magistrati milanesi”, ha dichiarato nel tardo pomeriggio il presidente della Regione Lombardia, Alberto Fontana. “Mi rasserena altresì il fatto – ha aggiunto – che tale contestazione nulla ha a che vedere con fenomeni di corruzione. Per quanto concerne la vicenda della nomina di Luca Marsico, ribadisco che si è trattato come sempre di una procedura caratterizzata da trasparenza e da assoluta tracciabilità”. “Quanto poi all’imparzialità – ha detto Fontana in una nota – è stato garantito l’assoluto interesse della Pubblica Amministrazione nella scelta di un professionista dotato delle capacità e competenze richieste per quel ruolo. Risponderò quindi puntualmente e serenamente alle domande che i Pm riterranno rivolgermi”.
“Così come ho già detto in Aula ieri – ha proseguito il governatore – ribadisco che per tutta la vita nella mia attività mi sono ispirato ai principi di trasparenza e di onestà nell’assoluto rispetto della legge. Per 40 anni ho svolto l’attività di avvocato, nel corso dei quali per 25 mi sono dedicato alla vita pubblica; sono stato sindaco, presidente del Parlamento lombardo e ora presidente della Regione, sempre attento all’esclusivo interesse delle istituzioni e delle nostre comunità. Anche in questo mio primo anno da governatore, trasparenza e contrasto alla corruzione sono state le mie priorità. Chiunque sia in buonafede lo può confermare al di là delle diverse posizioni politiche”. “In queste ore – ha concluso Fontana – percepisco un particolare impegno di alcuni media nel trascinare il mio nome nel fango. Non temo, e mi rivolgo in particolare ai cittadini lombardi, alcun attacco da parte di chicchessia, tantomeno di quei velinari che in queste ore alimentano e gonfiano ogni fake news”.
 

La difesa del ministro Salvini

“Fontana è stato il mio ‘maestro’ sin da quando ho iniziato a lavorare nel suo studio, nel 1992. Credo di essere un buon avvocato, per questo ho ottenuto l’incarico e non per l’amicizia con il governatore”, il commento di Marsico all’Ansa. Il legale ha spiegato di essere stato sentito come “persona informata sui fatti ieri pomeriggio”. E il ministro Matteo Salvini attacca: “Vergognosi attacchi all’uomo, all’avvocato, a un sindaco e a un governatore la cui onestà e trasparenza non sono mai state messe in discussione in tanti anni, né mai potranno esserlo oggi o in futuro”. Dalle oltre 700 pagine dell’ordinanza è emerso che lo stesso governatore lombardo avrebbe ricevuto e declinato la proposta corruttiva: non denunciò ed è parte offesa di un’ipotesi di istigazione alla corruzione. “Io vado avanti corretto e trasparente come sempre sono stato, consapevole del compito difficile che mi è stato affidato con il voto popolare”, ha detto il governatore lombardo in aula ieri pomeriggio, prima però che i pm decidessero di indagarlo per abuso d’ufficio.
 

L’inchiesta sulle tangenti e sugli appalti in Lombardia

L’inchiesta che coinvolge politici, imprenditori e amministratori sulle tangenti in appalti pubblici e sui finanziamenti illeciti in cui si intrecciano più filoni, uno dei quali fa emergere rapporti di alcuni arrestati con la ‘ndrangheta. Da ieri, dopo che sono state eseguite dai carabinieri di Monza e dalla guardia di finanza di Varese le ordinanze, in procura a Milano è iniziata la sfilata di dirigenti della Regione Lombardia: un’attività istruttoria che andrà avanti, mentre sono iniziati oggi gli interrogatori di garanzia davanti al gip degli indagati finiti in carcere, tra San Vittore e Opera. I primi si sono rifiutati di rispondere: tra loro Alessandro Petrone, ormai ex assessore all’Urbanistica ed Ambiente del Comune di Gallarate (Varese) e ritenuto il “braccio destro di Gioacchino Caianiello, anche lui si è avvalso della facoltà di non rispondere, sul versante amministrativo ed istituzionale del Comune di Gallarate”. Per gli indagati ai domiciliari gli interrogatori si svolgeranno nei prossimi giorni.

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I politici di Forza Italia arrestati

Il quadro che emerge è quello di una “corruzione diffusa”, con un “grande burattinaio”, come scrive il gip Raffaella Mascarino, di “ampi e rilevantissimi settori di amministrazione pubblica” anche “in Regione Lombardia”: è l’ex coordinatore provinciale FI a Varese, Gioacchino Caianiello, già condannato per concussione ma che, secondo i pm Adriana Scudieri, Luigi Furno e Silvia Bonardi, coordinati dal procuratore aggiuntuo della Dda Alessandra Dolci, continuava a gestire il partito in quell’area. Ma un ruolo di spicco – tanto da essere stato arrestato con l’accusa di associazione a delinquere – lo avrebbe rivestito anche Pietro Tatarella, consigliere comunale milanese e candidato alle Europee di Forza Italia. Da ieri sospeso dagli incarichi di partito assieme a un altro arrestato (per lui la misura dei domiciliari), il sottosegretario azzurro in Regione Fabio Altitonante, al quale il governatore Fontana ha intanto sospeso le deleghe. I magistrati hanno chiesto alla Camera l’autorizzazione all’arresto anche per il deputato di FI Guido Sozzani. Caianello, secondo la ricostruzione della procura, sarebbe arrivato a farsi consegnare la “decima”, ossia il 10% degli emolumenti dagli “uomini chiave” inseriti negli enti pubblici, per pilotare con decine di migliaia di euro nomine e appalti milionari. Uno scenario da “allarme sociale”, con le tangenti che si intrecciano alle mire sull’area ex-Expo.

Tatarella si dimette

“Sono innocente e lo dimostrerò”. Sono le parole affidate da Pietro Tatarella, consigliere comunale di Forza Italia e candidato alle elezioni europee, al suo avvocato Luigi Giuliano, dopo l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Opera. Tatarella, arrestato nell’inchiesta della Dda, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip perché, ha sottolineato il suo legale, “si riserva di analizzare e offrire ai magistrati una serie di documenti e contratti” al centro dell’indagine, oltre che di leggere tutti gli atti dell’inchiesta prima di “chiarire i fatti” nel proseguimento dell’inchiesta. Il politico di Forza Italia ha deciso di dimettersi dalla carica di consigliere comunale e “già stasera – ha aggiunto il legale – invierò al Consiglio una lettera di dimissioni che mi ha lasciato il mio assistito”.

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La posizione del Comune sull’inchiesta per gli appalti in Lombardia

Sono in corso e potrebbero sortire già “nelle prossime ore” i primi effetti le verifiche interne dell’amministrazione comunale milanese dopo l’indagine della Dda per corruzione che ieri ha portato a 43 misure cautelari, visto che fra i nomi degli accusati sono comparsi anche quello di un dirigente all’Urbanistica e di un dirigente di Amsa, municipalizzata dei rifiuti che fa parte di A2A. A dirlo questa mattina conversando con i cronisti a margine di un evento è stato il sindaco di Milano Beppe Sala. “Anche al nostro interno, stiamo verificando cosa fare – ha spiegato – da quello che capisco non sono intercorsi soldi e questo è molto importante, però anche noi sappiamo una parte di quello che c’è sotto e porremo la massima attenzione perché sui fenomeni corruttivi non si scherza, vogliamo decidere subito”. Uno dei provvedimenti previsti potrebbe essere un cambio di ufficio: “Stiamo discutendo adesso, c’è anche la possibilità di fargli cambiare lavoro perché se l’accusa è di abuso d’ufficio e non ci sono rischi di corruttela è anche possibile che una misura del genere sia sufficiente”. Impegnato in questa valutazione anche “l’organismo che interviene in questi casi e in particolare il comitato guidato da Gherardo Colombo”. Quanto ad Amsa, del gruppo A2A partecipato del Comune, il primo cittadino ha aggiunto: “Quando avremo capito meglio le cose, dobbiamo comprendere come relazionarci meglio con il gruppo A2A e con Amsa, però in questo momento è ancora difficile, non avendo contezza di tutto quello che è successo”.

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Le indagini sulle bonifiche nell’inchiesta sugli arresti in Lombardia

Tatarella, invece, sarebbe stato a ‘libro pagà dell’imprenditore del settore rifiuti e bonifiche Daniele D’Alfonso (che avrebbe dato lavoro agli uomini della cosca ndranghetista Molluso), della Ecol-Service, da cui avrebbe ottenuto 5mila euro al mese e viaggi e in cambio l’avrebbe favorito negli appalti dell’Amsa (nell’indagine l’appalto del ‘servizio nevè 2017-2021 di Milano) e l’avrebbe introdotto in altri appalti a Varese e a Novara, dove sarebbe stato attivo il parlamentare Sozzani, accusato di aver ricevuto un finanziamento illecito di 10mila euro dall’imprenditore. Finanziamenti illeciti per le Politiche e le Regionali 2018 sarebbero arrivati poi – stando all’indagine ‘mensa dei poverì (così nelle intercettazioni il ristorante Berti, già emerso come ritrovo di politici in altre inchieste) – a Altitonante e Angelo Palumbo (FI) ma anche “al partito ‘Fratelli d’Italia”, che però si dice estraneo ai fatti.

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E nell’inchiesta torna anche una vecchia conoscenza dei tempi di Mani Pulite, Loris Zaffra: è tra i 95 indagati che avrebbero messo in atto un “programma aperto” con lo scopo di arricchire “la propria potenza economica ed imprenditoriale” e di controllare “molti gangli nevralgici attraverso i quali passa il denaro pubblico in alcune province della regione” e fuori regione. Una quindicina gli episodi di corruzione contestati ma le mazzette al momento accertate si aggirano, in totale, attorno a 150mila euro.  E proprio a sostegno della sua ricostruzione il giudice riporta molti dialoghi, che risalgono soprattutto all’anno scorso, captati dalle microspie piazzate dagli investigatori. E così Tatarella, ritenuto a ‘libro pagà di D’Alfonso, non nasconde le sue speranze: “dove c’era l’Expo infatti stiamo cercando di capire se riusciamo ad entrarci un po’ pure noi”, dice al suo interlocutore. E questo mentre, c’è “un’ombra quanto mai allarmante sulle modalità con le quali” Altitonante “potrà gestire la delicatissima delega alla ‘Rigenerazione e sviluppo dell’Area ex Expo”. Ma chi dà l’idea degli comportamenti predatori da “veri e propri ‘succhia-sangue'” degli indagati – in particolare di Caianiello – è il parlamentare di FI Sozzani : “Poi Jurassic Park si muove, eh! … – sono le parole del deputato –  perché lì a Varese Jurassic Park c’è, eh! …Spielberg l’ha girato lì il film”. Un battuta che fa dire al gip che la sopravvivenza “di una realtà così antistorica è possibile soltanto grazie alla presenza in loco di un dinosauro della politica rivestito da una corazza così dura ed impermeabile alle varie tempeste giudiziarie, che avrebbero dovuto spazzare via ogni residuo di quella logica clientelare, che gli ha permesso di resistere e di irrobustirsi nei decenni”.

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Quanto al finanziamento illecito ai partiti, c’è anche il modo di dire “ho fatto un deca anche a lui” con cui D’Alfonso intendeva un versamento da 10 mila euro, mentre nelle conversazioni ricorre costantemente la parola “il numero” per indicare l’entità della tangente. E poi tra i dialoghi spuntano anche i consigli di Zaffra su come mettere le “mazzette” al “sicuro in Svizzera o in Liechtenstein” e il lungo elenco degli incontri da Berti, il ristorante non molto lontano dal Pirellone e già citato in altre inchieste milanesi, diventato per gli indagati “la mensa dei poveri” soprannome dato anche alla nuova indagine della Procura.


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