Taranto, cede cavo d’ormeggio della fregata militare: sottufficiale ferito perde la gamba, è in rianimazione


TARANTO – Il primo maresciallo della Marina Militare rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro avvenuto a bordo della fregata Bergamini a Taranto sabato 12 gennaio (ha perso la gamba destra), “è in rianimazione dopo il lungo intervento neurochirurgico” effettuato nell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto.

Lo comunicano oggi fonti dell’Asl Taranto per le quali “i medici seguono con abnegazione (come per tutti i pazienti) l’evolversi dello stato clinico. I parenti, la moglie in modo particolare, sono seguiti da psicologi della Marina Militare e, da ieri sera, da psicologi ospedalieri dell’Asl Taranto”. L’intervento neurochirurgico effettuato è stato definito dalle stesse fonti Asl “impegnativo e complesso”.

E anche la Marina Militare comunica che dopo l’intervento chirurgico cerebrale, “la situazione è ancora critica ma Gioacchino (questo il nome dell’uomo) sta lottando”. Migliaia le testimonianze di vicinanza giunte ieri dal grande equipaggio della Marina Militare, della Difesa tutta e dalla gente comune – comunica la forza armata che aggiunge: “Rimaniamo vicini a Gioacchino e alla sua famiglia”.

Tra i tanti messaggi di vicinanza, quelli della ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, del sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo, e del capo di Stato maggiore della Marina, Valter Girardelli. L’uomo, 54 anni, originario della Campania, è stato colpito  alle gambe, all’addome e alla testa da un cavo di ormeggio in acciaio che ha ceduto improvvisamente. L’uomo ha ricevuto  una violenta frustata.

L’incidente è avvenuto mentre la fregata Bergamini  si accingeva ad attraccare ad una banchina della stazione navale di Mar Grande a Taranto. Soccorso dagli altri militari e trasportato in ospedale, la situazione del sottufficiale è subito apparsa molto critica sebbene fosse cosciente.

La gamba destra del militare è rimasta tranciata. L’arto è stato però recuperato e i medici devono valutare se e quando riattaccarlo con un intervento chirurgico ulteriore. Le condizioni restano comunque gravi.


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