Tra meduse e raggi ultravioletti, cinque falsi miti estivi da sfatare


ROMA – Ci sono bufale senza tempo, soprattutto quelle legate all’estate e alle vacanze. Falsi miti che si sono radicati nel corso degli anni e che oggi trovano nuova linfa sul web. Dalla pipì contro la puntura di una medusa alle famose tre ore di attesa prima di calarsi in acqua dopo mangiato fino all’inutilità della crema protettiva dopo essersi abbronzati, a non proteggersi dai raggi UV sotto l’ombrellone e alle zanzare attratte dal “sangue dolce”.

Da decenni continua a diffondersi quella leggenda metropolitana secondo la quale fare pipì sulla puntura di una medusa riuscirebbe ad alleviare il dolore e a ridurre l’irritazione. L’ammoniaca contenuta nell’urina, secondo questa teoria, sarebbe in grado di neutralizzare il veleno della medusa. Niente di più falso. La miglior soluzione è anche quella meno imbarazzante. Innanzitutto occorre sciacquare la parte interessata con acqua di mare e rimuovere con pinzette o una semplice tesserina di plastica i tentacoli eventualmente rimasti attaccati alla pelle. Per diminuire il dolore la soluzione migliore sarebbe usare analgesici.

Altro falso mito è quello secondo cui bisognerebbe attendere almeno tre ore dopo il pasto prima di buttarsi nuovamente in acqua. Altrimenti si rischia la congestione. In realtà, molto dipende dalle porzioni e dal tipo di pasto che si è fatto. Un pasto leggero, quello tipicamente estivo, non richiede attese particolari. In generale, il rischio di congestione è molto sopravvalutato.

Un ulteriore luogo comune è quello secondo cui non c’è bisogno di proteggersi dal Sole quando ormai si è già abbronzati. E’ falso. L’abbronzatura può fornire una leggera protezione contro le scottature, ma nulla può contro i danni profondi dei raggi ultavioletti. Quindi, anche se la pelle appare ormai dorata, è bene continuare a proteggerla con il filtro più opportuno sulla base del proprio fototipo. C’è un’altra credenza molto diffusa e pericolosa, secondo la quale se si sta sotto l’ombrellone, al fresco, ci si ripara dai raggi ultravioletti. In realtà non è così. Anche se si rimane vestiti sotto il sole i raggi UV possono attraversare con facilità i tessuti, raggiungendo la pelle. Per questo, gli esperti raccomandano di applicare la crema solare anche sotto l’ombrellone.

Infine, una bufala “evergreen”: le zanzare pungono solitamente chi ha il sangue “dolce”. Se le zanzare sembrano più attratte da alcune persone rispetto ad altre non c’entra nulla il sapore del sangue. A essere determinanti sono altri fattori: i batteri della pelle (alcuni sono più “attraenti” di altri, il peso (più si è sovrappeso maggiore anidride carbonica si produce e questo attira le zanzare), il gruppo sanguigno (le zanzare preferiscono lo “0”), il consumo di alcol e i vestiti (le zanzare sono attratte dal nero).


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