Trump affonda le Borse con le nuove minacce di dazi – Repubblica.it



MILANOOre 11. La nuova offensiva di Donald Trump sul fronte commerciale manda a picco tutti i listini asiatici, in una giornata che si preannuncia difficile per i listini di tutto il mondo. Anche l’Europa tratta in profondo rosso: a metà mattina Milano cede il 2,2%. Nessuno, tra i titoli del listino principale Ftse Mib, è in rialzo. Variazioni simili nel resto del Vecchio continente: Francoforte perde l’1,9%, Parigi il 2,1% mentre Londra è chiusa per festività.

I principali indici in estremo Oriente registrano alla conclusione degli scambi un rosso pesantissimo: il Composite di Shanghai crolla del 5,58%, mentre Shenzhen sprofonda del 7,38%. Hong Kong lascia sul parterre il 2,9%.

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A innescare la paura degli investitori il tweet di ieri sera con cui il presidente americano ha annunciato dazi al 25% sull’import di 200 miliardi di dollari di beni “made in China” che dovrebbero scattare a partire da venerdì. Una mossa a sorpresa proprio mentre è in corso il rush finale dei negoziati che avrebbero dovuto invece portare a una tregua commerciale tra i due Paesi, con un’intesa che secondo alcuni osservatori sarebbe potuta arrivare proprio questo venerdì.

Pechino in un primo momento aveva lasciato intendere di valutare anche l’annullamento della visita del vice premier Liu He a Washington, ma in mattinata ha fatto sapere che la delegazione cinese “si sta preparando per andare negli Usa” per il nuovo round negoziale sul commercio dell’8 maggio, come da programma. Il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha aggiunto di sperare che “Usa e Cina possano trovare una soluzione a metà strada”.

Sul fronte valutario è stabile l’euro: la moneta unica si posiziona a 1,119 dollari. Il contraccolpo si è sentito invece sullo yuan, la valuta cinese che ha ceduto altro terreno sul biglietto verde per arrivare a uno spot rate di 6,7882. Partenza di settimana invece al rialzo per lo spread: il differenziale Btp-Bund schizza in avvio a 259 punti dai 253 della chiusura di venerdì. Il rendimento del nostro titolo decennale si attesta al 2,59%.

L’effetto Trump si fa sentire anche sul petrolio, le cui quotazioni sono in deciso ribasso in mattinata. Il Wti cede 1,36 dollari a 60,58 dollari nelle borse elettroniche in Asia, il Brent è crollato di 1,40 dollari a 69,45 dollari. Il riaccendersi della guerra dei dazi spinge di contro gli investitori verso i beni rifugio come l’oro. Il metallo con consegna immediata sale dello 0,5% 1285 dollari l’oncia.

Per quanto riguarda, infine, le indicazioni macroeconomiche, a marzo il volume delle vendite al dettaglio nell’Eurozona è risultato invariato su base mensile. Rispetto a marzo 2018 è aumentato dell’1,9%. In calo l’indicatore Pmi sul settore dei servizi: l’indice costruito intervistando i direttori agli acquisti ha segnato 52,8 punti nella zona con la moneta unica e 50,4 solamente in Italia. Resta comunque sopra la soglia di 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione economica.


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