Tumori: aumenta la spesa per i farmaci, +659 milioni in un anno


Barcellona – Proprio come quando si compra un vestito su misura, le nuove medicine personalizzate costano di più. E, infatti, la spesa per i farmaci anticancro in Italia è aumentata di oltre 650 milioni di euro in un anno: era pari a 5 miliardi nel 2017, ha raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni nel 2018. Sulla sfida della sostenibilità dei sistemi sanitari si confrontano più di 24mila esperti al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology), che si apre oggi a Barcellona. Come continuare a sostenere l’innovazione? Secondo gli oncologi, la strada è quella della prevenzione personalizzata sulla base dei rischi genetici e, quindi, non modificabili solo con gli stili di vita. Solo uno sviluppo di organizzazione, terapia e prevenzione personalizzata potrà offrire benefici tali da mantenere la sostenibilità del sistema sanitario, guarendo nello stesso tempo un numero sempre maggiore di pazienti.
 

Il costo dell’innovazione

A fronte di un costante incremento delle uscite per la cura dei tumori, nel nostro Paese tutti i pazienti riescono ad accedere alle terapie migliori. In cinque anni (2013-2017) nel mondo sono stati commercializzati 54 nuovi trattamenti anticancro e l’Italia ha garantito (entro il 2018) la disponibilità a 35 di queste molecole innovative, collocandosi al quinto posto a livello internazionale dopo Stati Uniti (52), Germania (43), Regno Unito (41), Francia (37), e davanti a Canada (33), Spagna (30) e Giappone (29).
 

Fondo farmaci innovativi ‘valvola di sicurezza’

Un contributo alla sostenibilità del sistema è arrivato in questi anni dal Fondo per i farmaci innovativi che ha giocato un ruolo fondamentale per garantire l’accesso alle terapie più innovative. Si attende il rinnovo ma con il nuovo esecutivo non è ancora chiaro cosa accadrà: “Il Fondo è la valvola di sicurezza, ovvero offre la possibilità di garantire le cure più innovative ad un maggior numero di pazienti”, dichiara Beretta che prosegue: “Il primo anno siamo riusciti a non sforare  perché c’erano pochi farmaci, poi sono aumentati ed ora ce ne sono alcuni che stanno uscendo dal fondo perché il criterio dell’innovatività ha una durata temporale. La richiesta di rinnovo del Fondo è già stata fatta ed è lì sul tavolo, ma ci sono tante problematiche da affrontare
ta cui il rientro dell’Iva perché se un farmaco costa il 25% in più è un bel problema”. 

Anche la prevenzione diventa ‘personalizzata’

Non solo le terapie, ma anche la prevenzione può essere sempre più personalizzata in modo da essere più efficace visto che circa il 40% delle neoplasie può essere evitato seguendo uno stile di vita sano (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta). “In Italia – afferma Stefania Gori, presidente nazionale Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e direttore dipartimento oncologico, Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar – il 34,5% dei cittadini è sedentario, il 31,6% è in sovrappeso, il 10,9% obeso e il 25,7% fuma. Per invertire la tendenza, serve maggiore consapevolezza anche da parte degli operatori sanitari: solo 1 fumatore su 2 ha ricevuto il consiglio di smettere di fumare, suggerimenti sull’attività fisica sono stati forniti solo al 30% dei cittadini e meno della metà delle persone in eccesso ponderale ha ottenuto dal proprio medico indicazioni per perdere peso. Sugli stili di vita è invece possibile definire programmi di prevenzione ‘personalizzata’, in relazione all’età e alle abitudini dei singoli. Inoltre, in alcuni tumori, oggi si stanno delineando percorsi di prevenzione ‘su misura’”.
 

Percorsi ‘su misura’ per cancro al seno e prostata

Nel 2019, in Italia, sono stimati 371mila nuovi casi di cancro. “Il 5-7% dei tumori della mammella e il 10-20% delle neoplasie dell’ovaio sono dovuti a una predisposizione ereditaria, riconducibile in particolare alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 – continua la presidente Gori. Questo significa che, nel nostro Paese, ogni anno circa 3.000 casi di carcinoma della mammella e circa 1.000 all’ovaio potrebbero essere evitati o individuati in fase molto precoce proprio adottando strategie mirate ed efficaci. È quindi fondamentale che il test BRCA venga eseguito nei familiari sani delle pazienti in cui è stata individuata una variante dei geni BRCA1/2 e che, in caso di positività, venga loro offerto gratuitamente il programma di prevenzione, eventualmente con l’introduzione di un codice di esenzione per malattie genetiche ereditarie. L’identificazione di una frazione di pazienti con carcinoma prostatico o pancreatico metastatico portatori di mutazione BRCA sta inoltre aprendo nuovi orizzonti anche per quanto riguarda la valutazione dei loro familiari sani: nel caso risultino portatori sani di mutazione BRCA, dovranno essere avviati a percorsi di prevenzione. È, quindi, un nuovo mondo in espansione per una prevenzione dei tumori”.
 

Verso lo screening selettivo per il tumore al polmone

Anche per i forti fumatori si stanno delineando percorsi “su misura” per la prevenzione del cancro del polmone. “Sulla base dei risultati di studi internazionali – spiega Giordano Beretta, presidente eletto Aiom e responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo – vi sono i presupposti per implementare lo screening per il carcinoma polmonare (con TAC spirale a basso dosaggio) in popolazioni selezionate: in questo contesto, la possibilità di abbinare allo screening radiologico l’analisi di biomarcatori nell’ambito di studi clinici controllati rappresenta un’opportunità di grande interesse scientifico, che potrebbe aprire nuove prospettive nella prevenzione e nel trattamento di questa grave malattia. Lo screening per il tumore polmonare deve però abbinarsi alla pianificazione di un programma per la cessazione dall’abitudine al fumo, perché si possa assistere a un reale abbattimento della mortalità”.
 

L’organizzazione per curare bene il maggior numero di pazienti

Prevenzione primaria e secondaria, accesso ai test e terapie personalizzate devono, però, rientrare inn un’organizzazione più funzionale. “Se individuiamo il soggetto a cui un certo farmaco serve davvero – ribadisce Beretta – riusciamo ad ottimizzare anche i costi obiettivo che si può raggiungere solo se si organizzano bene i percorsi diagnostici effettuando solo gli esami che servono, evitando quelli non strettamente necessari o addirittura inutili. In questo modo si potrebbe abbattere il 20% dei costi”.

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Carlo Verdelli
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