Tumori, nasce il centro per la prevenzione personalizzata


NESSUNO può sapere con certezza se si ammalerà di tumore nel corso della sua vita. Vero, ma oggi ciascuno potrebbe conoscere il proprio rischio. In uno scenario che è molto lontano da quello di un fantascientifico Gattaca, è che è invece molto calato nella realtà quotidiana di un ospedale, nasce un laboratorio dedicato proprio a questo: alla valutazione del rischio oncologico e, soprattutto, alla messa a punto di un programma clinico personalizzato per le persone che risultano ad alto rischio e che possono beneficiare di strategie mirate di prevenzione, in grado di ridurre le probabilità che il cancro si sviluppi. È esattamente questo l’obiettivo del High Risk Center dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, presentato oggi in occasione dell’evento annuale “IEO per le donne”: un laboratorio che mette insieme le conoscenze e la tecnologia della genetica e tutte le informazioni che si continuano ad accumulare sui fattori individuali correlati allo sviluppo del cancro.

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Il significato di rischio e prevenzione

In oncologia, la prevenzione primaria (quella che mira a far sì che il tumore non si sviluppi, diversa dalla diagnosi precoce, che individua la malattia quando è già presente, per quanto agli stadi iniziali) è un ambito molto caldo della ricerca di base e traslazionale in tutto il mondo. E la sfida è proprio quella di rendere queste conoscenze realmente applicabili, e quindi utili, per le persone. “Il concetto di rischio oncologico è complesso e ancora confuso”, spiega Bernardo Bonanni, direttore della Divisione di Prevenzione e genetica oncologica dello Ieo, e coordinatore del nuovo High Risk Center: “Conoscere il proprio rischio non significa inventarsi una malattia, ma essere consapevoli di poter tentare di evitarla”.

In Italia, l’idea di poter fare prevenzione oncologica nasceva oltre venti anni fa da un’idea di Umberto Veronesi, che spronò un gruppo di medici e ricercatori a esplorare questa possibilità. Bonanni faceva parte di quel gruppo. Da allora di passi ne sono stati fatti tanti, e molto grandi. Oggi, per alcuni tumori come quello al seno, si parla non solo di chirurgia profilattica o di controlli, ma anche di farmaci preventivi: “Il massimo esempio è il tamoxifen, che abbiamo studiato per tantissimi anni e che oggi si è confermato essere un farmaco preventivo a tutti gli effetti del tumore della mammella anche quando è usato a bassissime dosi”, spiega l’esperto. Oggi questo farmaco può essere dato alle donne che hanno avuto una lesione precancerosa (come un carcinoma duttale in situ prima che diventi invasivo, tumori intraduttali della mammella, lobulari in situ e iperplasie atipiche) ed è in studio anche per le donne portatrice della cosiddetta mutazione Jolie, nei geni BRCA 1 e 2.

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La parte della genetica

Quando si parla di rischio oncologico, infatti, la genetica fa la parte del leone e la ricerca continua a espandere il numero di mutazioni ereditarie che predispongono a più tumori contemporaneamente: dalla mutazione della sindrome di Lynch, che aumenta il rischio di tumori all’ovaio, all’utero e al colon retto, a Palb2. “Al di fuori della genetica – continua Bonanni – esistono anche condizioni croniche che possono aumentare il rischio, come la sindrome metabolica, il pre-diabete, squilibri ormonali, in particolare degli ormoni androgeni, la sindrome dell’ovaio policistico, l’endometriosi e altre situazioni pro-infiammatorie che meritano uno sguardo più attento”. Un laboratorio come l’High Risk Center è chiamato a mettere insieme i pezzi del puzzle, per restituire un profilo personalizzato di rischio familiare e individuale. Tutte queste nuove informazioni vanno, ovviamente, utilizzate con cautela: “Se è vero che alcune cose le conosciamo, dobbiamo utilizzare queste conoscenze con le dovute attenzioni, e dobbiamo anche essere molto onesti su quello che non sappiamo ancora”.
 

Anche la prevenzione diventa personalizzata

Nelle prossime settimane sarà online sul sito dello IEO un questionario di familiarità che le persone potranno compilare. In base ai risultati, sarà proposto, a chi ne ha davvero necessità, un colloquio di counselling oncogenetico o, se sarà il caso, una visita con il genetista clinico o con l’oncologo preventivo. Bene, ma per chi risulta ad alto rischio, cosa significa giocare di anticipo? “Avere – conclude Bonanni – per ciascuna persona un percorso di prevenzione da seguire. Che potrà variare nel tempo, ma che sarà finalmente chiaro, personalizzato e multidisciplinare, includendo anche psicologi e dietologi”. Intanto continua la ricerca sperimentale su nuove e vecchie molecole, anche di origine naturale, come la curcumina e i derivati del te verde.

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