Vertenza rider, il Pd prova a battere sul tempo i 5Stelle: ecco le quattro tutele della proposta di legge dem


Chi arriverà per primo a dare qualche tutela ai rider? Se ne parla da mesi, ma ancora di concreto non si è visto nulla. E il Pd prova a battere sul tempo Di Maio, che ha annunciato alcune norme ad hoc. Però di rider non si è discusso ieri nella riunione tecnica sul salario minimo al ministero del Lavoro con i sindacati Cgil, Cisl e Uil.
La riunione del ministero è stata aggiornata alle prossime settimane. Ma i Dem anticipano il governo presentando la loro proposta. Quattro articoli che mettono il dito nella piaga della precarietà di un numero di lavoratori, nella stragrande maggioranza giovani e giovanissimi, per i quali non si sono neppure stime definitive: forse 10 mila, forse 20 mila sarebbero i rider italiani sguinzagliati in bici per le consegne a domicilio, soprattutto di cibi caldi. Raramente fare il rider è il lavoro unico, in genere accompagna altri lavori precari o lo studio o periodi di disoccupazione.

Al netto dei confronti che, quando ci sarà la proposta Di Maio si potranno fare, le regole previste dai Dem riguardano i quattro punti più dolenti. Il primo affronta la sicurezza sul lavoro, quindi l’estensione dell’assicurazione obbligatoria con l’iscrizione all’Inail o ad assicurazioni private che prevedano le stesse garanzie per infortuni sul lavoro e malattie professionali. Poi la tutela anti discriminazioni, nel senso che la piattaforma digitale utilizzata per individuare il rider da impegnare per la consegna, deve prevedere trasparenza. Il punto più impegnativo è ovviamente il salario. Nella proposta del Pd non si fissa una cifra (che nel salario minimo di cui parla il governo ad esempio, è di 9 euro lorde), ma si aggancia il salario minimo orario alla contrattazione collettiva del settore più simile, ovvero quello della logistica (trasporti, facchinaggio). 

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La norma dice: “Al fine di assicurare adeguato riconoscimento economico va garantita la retribuzione oraria non inferiore ai minimi tabellari definiti dagli accordi collettivi di settore sottoscritti dalle organizzazioni sindacali nazionali più rappresentative per prestazioni equivalenti o equiparabili”.

Altrettanto importante è la libertà di organizzazione e di azione sindacale. Saranno Debora Serracchiani, Lia Quartapelle e Graziano Delrio a illustrare la normativa oggi alle 16 alla Camera in una conferenza stampa. Già ieri sera la proposta è stata discussa a Milano con i giovani democratici. “Sono proprio loro ad avere fatto un lungo lavoro con confronti con i rider e usando anche piccoli documentari realizzati dai ragazzi”, spiega Serracchiani.        

L’ex ministro del Lavoro e sindacalista Fiom, Cesare  Damiano ribadisce: “Ai rider bisogna dare innanzitutto un contratto, quello della logistica. E tenere presente la sentenza della Corte d’Appello di Torino secondo la quale, pur avendo una natura autonoma, la modalità della prestazione la configura come subordinata”.
 
 


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