Vertice Ue, trattive ad oltranza sulle nomine. Conte: “Non escluso che dovremo aggiornarci”


BRUXELLES – Dopo 12 ore di colloqui e quasi sette di incontri bilaterali serrati, i capi di Stato e di governo della Ue non hanno ancora trovato un accordo sulle nomine. Il presidente del Consiglio, Donald Tusk ha sospeso ieri sera alle 23 il summit nel suo formato a 28 per iniziare una vera e propria maratona negoziale con i leader, che al momento non ha portato ad un accordo. Dopo un primo giro di faccia a faccia senza esito, Tusk ha ripreso un nuovo round di bilaterali mentre su Bruxelles spuntava l’alba.

A che punto sia la trattativa non è chiaro, così come è difficile dire quali siano le chance di portare a casa un risultato nella giornata di oggi. Fonti diplomatiche parlano di 50% di possibilità di successo. Per sbloccare l’impasse, nata con un primo stop al socialista Timmermanns da parte di molti leader popolari (e dei Paesi di Visegrad) nonostante l’olandese fosse un candidato di Merkel, Tusk starebbe testando i leader anche sulla eventualità di scegliere oggi il presidente della Commissione e rinviare ad un momento successivo la scelta del presidente del Consiglio e dell’alto rappresentante per la politica estera. Per ora, l’ipotesi che sembra restare in piedi è quella sul nome di Frans Timmermans alla presidenza della Commissione, mentre la presidenza del Parlamento e quella del Consiglio dovrebbero andare ai Popolari. Ma i giochi sono ancora aperti e gli incontri tra i leader continuano.

E il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk scrive su Instagram: “Ci siamo quasi…” pubblicando le foto degli incontri bilaterali che ha avuto con tutti i leader europei: “Anche pochi minuti per leader possono prendere un po’ di tempo!”, spiega sui social. Dove pubblica anche scambi di battute come quello con il presidente francese Emmanuel Macron che nell’incontrarlo gli dice: “Ho la sensazione di vivere con te, ti vedo più di mia moglie”.

Ma il premier italiano Giuseppe Conte sembra meno ottimista. “Non è escluso che dovremo aggiornarci”, ha detto incontrando i giornalisti. Poi ha risposto a chi gli chiedeva della possibilità di una nomina di Michel Barnier in caso di mancato accordo su Timmermans: “Non stiamo ancora lavorando alle alternative”. E precisa che, in realtà, non esiste alcun “patto di Osaka” sulle nomine: “La verità è che non c’è un patto di Osaka: è un fraintendimento. Perché è stato deciso il giorno prima di Osaka”.

 


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