Washington, incriminata ex 007 americana che spiava per l’Iran


New York – Gli Stati Uniti si trovano alle prese con un caso di spionaggio in stile anni Settanta. Ma al posto dell’Unione Sovietica, c’è l’Iran. Una ex agente del controspionaggio dell’aviazione americana è stata accusata di aver indicato i nomi dei suoi colleghi americani ai servizi iraniani e svelato il nome in codice di un piano segreto del Pentagono. Monica Elfriede Witt, 39 anni, è ricercata assieme ad altri quattro iraniani: Mojtaba Masoumpour, Behzad Mesri, Hossein Parva e Mohamad Paryar. Per lei le accuse vanno da furto di identità segreta a cospirazione e hackeraggio. Della donna la Fbi ha fatto circolare in rete una foto, per facilitarne l’identificazione: nell’aviazione americana dal 1997 al 2008, dove poi era passata a un incarico a contratto, Witt era stata inviata in Medio Oriente per la sua esperienza nel campo delle tecnologie digitali.

In realtà, secondo quanto emerge dall’inchiesta, almeno dal 2013 Witt sarebbe passata al servizio dell’Iran. Chiamata con i nomi in codice Fatemah Zahra e Narges Witt, la donna avrebbe inviato un proprio curriculum a una persona legata ai servizi segreti di Teheran, e poi sarebbe passata a collaborare con le Guardie del Corpo Rivoluzionario Islamico, il gruppo paramilitare d’elite accusato di pianificare attacchi terroristici in tutto il mondo. Nel 2012, riporta il New York Times, un persona non identificata era entrata in contatto con la donna, di cui erano emerse le grandi conoscenze tecnologiche a livello cibernetico.

“Amo il mio lavoro – aveva così giustificato la sua preparazione – e voglio fare di tutto per mettere le mie capacità al servizio del bene contro il male”. Quello stesso anno, secondo il Dipartimento di Giustizia americano, le venne offerta la possibilità di partecipare a una conferenza promossa dal governo iraniano e incentrato sul promuovere la propaganda contro l’Occidente. Witt sarebbe tornata anche l’anno successivo, quando le venne fornita tutta la strumentazione elettronica per lavorare per il governo di Teheran. In seguito, secondo l’inchiesta, Witt avrebbe cominciato a fornire i veri nomi degli 007 americani in servizio in Medio Oriente, oltre al nome in codice e il piano segreto di un’operazione messa in piedi dal Pentagono.




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